28) Bergson. Sulla libert.
La famosa dottrina di Henri Bergson sulla libert si basa sulla
distinzione fra durata ed estensione (spazializzazione del tempo)
e fra tempo che trascorre e  tempo trascorso. La libert  per
il filosofo francese indefinibile.
H. Bergson, Essai sur les donnes immdiates de la consience,
Alcan, Paris, 1889; traduzione italiana Saggio sui dati immediati
della coscienza, in H. Bergson, Opere, 1889-1896, di F. Sossi, a
cura di P. A. Rovatti, A. Mondadori, Milano, 1986, pagine 285-286
(vedi manuale pagine 396-397).

 Possiamo ora formulare la nostra concezione della libert.
Si chiama libert il rapporto tra l'io concreto e l'atto che
compie. Questo rapporto  indefinibile, proprio perch siamo
liberi. Infatti, si pu analizzare una cosa, ma non un progresso;
si pu scomporre l'estensione, ma non la durata. Oppure nel caso
in cui ci si ostini comunque ad analizzarla, si trasforma
inconsciamente il progresso in cosa, la durata in estensione. Per
la sola pretesa di scomporre il tempo concreto, se ne srotolano i
momenti nello spazio omogeneo; al fatto che si sta compiendo si
sostituisce il fatto compiuto, e poich si  cominciato col
fissare in qualche modo l'attivit dell'io, la spontaneit si
risolve per noi in inerzia e la libert in necessit. Perci ogni
definizione della libert dar ragione al determinismo.
Potremo infatti definire l'atto libero dicendo che esso, una volta
compiuto, avrebbe potuto non esserlo? Ma questa affermazione -
come pure quella contraria - implica l'idea di un'equivalenza
assoluta tra la durata concreta e il suo simbolo spaziale: e dal
momento che si ammette questa equivalenza, sviluppando la formula
stessa che abbiamo appena enunciato, si arriva al determinismo pi
inflessibile.
Oppure potremo definire l'atto libero, quello che non pu essere
previsto neppure quando ne siano note in anticipo tutte le
condizioni? Ma pensare che tutte le condizioni siano date,
equivale, nella durata concreta, a collocarsi nel momento stesso
in cui l'atto si compie. A meno che non si ammetta che la materia
della durata psichica pu essere rappresentata simbolicamente in
anticipo, il che significa, come abbiamo gi detto, considerare
nuovamente il tempo come un mezzo omogeneo, e ammettere, sotto una
nuova forma, l'equivalenza assoluta tra la durata e il suo
simbolo. Cos, approfondendo questa seconda definizione della
libert, arriveremo di nuovo al determinismo.
Oppure, infine, definiremo l'atto libero dicendo che non 
necessariamente determinato dalla sua causa? Ma, o queste parole
perdono qualsiasi significato, oppure con ci si intende che dalle
stesse cause interne non conseguiranno sempre gli stessi effetti.
Si ammette cos che gli antecedenti psichici di un atto libero
potranno nuovamente riprodursi, che la libert si dispiega in una
durata i cui momenti si assomigliano, e che il tempo  un mezzo
omogeneo, come lo spazio. Con ci stesso saremo riportati all'idea
di un'equivalenza tra la durata e il suo simbolo spaziale; e
spremendo la definizione che avremo dato della libert, ne faremo
uscir fuori ancora determinismo.
In sintesi ogni domanda di chiarimento per quanto concerne la
libert ci porta senza che ce ne accorgiamo alla seguente domanda:
Il tempo pu essere rappresentato adeguatamente mediante lo
spazio? - Al che rispondiamo di s, nel caso in cui si tratti del
tempo trascorso, e di no se parlate del tempo che scorre. Ora,
l'atto libero si produce nel tempo che scorre, e non in quello
trascorso. La libert  quindi un fatto, ed  il pi chiaro tra i
fatti che constatiamo. Tutte le difficolt del problema, e lo
stesso problema, nascono dalla pretesa di dare alla durata gli
stessi attributi dell'estensione, di interpretare una successione
mediante una simultaneit, e di tradurre l'idea di libert in un
linguaggio in cui essa  evidentemente intraducibile.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume I, pagine 780-781.
